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Commemorazione di Campo ai Bizzi della battaglia del Frassine, la resistenza antifascista in Maremma - 17 febbraio 2013

Il 17 febbraio 2013 in Campo ai Bizzi si è tenuta la manifestazione di commemorazione della battaglia del Frassine, che fu un episodio importante nella storia della resistenza antifascista in Maremma - con la partecipazione dell'A.N.P.I. Provinciale, A.N.P.I. sezione di Montieri e Monterotondo Marittimo e l'Amministrazione Comunale di Monterotondo Marittimo - intervento di apertura di Flavio Agresti dell'A.N.P.I. di Grosseto

Il 17 febbraio 2013 si è tenuta la manifestazione di commemorazione della battaglia del Frassine in località di Campo ai Bizzi, che fu un episodio importante nella storia della resistenza antifascista in Maremma.

Formatasi i primi di gennaio del 1944, la 3° Brigata Garibaldi si attestò nei pressi del paese del Frassine, disponendosi in un ampio semicerchio sulla cima delle colline circosanti.

La brigata era comandata da Mario Chirici, repubblicano di vecchia data e pluridecorato durante la prima guerra mondiale.

Nel primo mese di vita l'attività fu ridotta, concentrandosi soprattutto nell'organizzazione e nella gestione degli approvvigionamenti e nel fornire una preparazione militare adatta ai molti giovani che erano affluiti.

La mattina del 16 febbraio salirono al cielo razzi traccianti da più punti, era l'inizio di un attacco in forze dei fascisti.

Operando un rastrellamento secondo quattro direttrici resero immediatamente chiaro al Chirici non solo che l'attacco era ben pianificato ma che il sistema difensivo partigiano aveva fallito.

A quel punto vennero organizzate nuove squadre per rallentare i fascisti e dare il modo a tutti i partigiani di ritirarsi.

I due casolari più esterni della zona occupata dai partigiani furono però subito accerchiati, su Poggio Rocchino i partigiani rimasero subito senza munizioni e si arresero.

A Campo ai Bizzi invece, nonostante la sorpresa, riuscirono a tenere la posizione per del tempo finchè feriti non vennero catturati.

I cinque di Campo ai Bizzi vennero finiti sul posto a colpi di pugnale, mentre gli altri quattordici partigiani catturati durante l'operazione verrano trasportati prima a Massa Marittima e poi a Firenze.

Nel frattempo alcune squadre erano riuscite comunque a respingere i fascisti ma non poterono contrattaccare perchè questi si ritirarono facendosi scudo dei coloni e dei partigiani catturati.

Dopo la cocente sconfitta della battaglia di Frassine, subita per l'impreparazione (le munizioni tenute troppo lontane dai posti di guardia, le vedette addormentate) e la disomogeneità dei partigiani, le polemiche furono fortissime.

Da questi fatti nacque, con una scissione della componente comunista, quella che si chiamerà 23° Brigata Garibaldi, detta "Boscaglia".

Pubblichiamo il discorso ufficiale tenuto da Flavio Agresti dell'ANPI di Grosseto all'apertura della manifestazione:

"Carissimi convenuti,
anche in questo 2013 celebriamo, con viva e commossa partecipazione, la "Battaglia del Frassine", come celebreremo le moltissime manifestazioni di eroismo che hanno punteggiato la Resistenza in Maremma.

Sono passati quasi settant'anni da quei fatti e l'antifascismo mantiene una impressionante attualità.

L'antifascismo vive nella lotta al populismo e all'antipolitica (la politica deve sapersi riformare profondamente, tornando ad interpretare i problemi della gente.

Ma la democrazia senza partiti non esiste); l'antifascismo vive nella lotta alle disuguaglianze, fortemente accentuate dalla crisi che stiamo attraversando, creata dalle grandi speculazioni finanziarie e mantenuta in essere dalle tante incapacità del pensiero unico neo-liberista e dei governi conservatori di risolverla; l'antifascismo vive nella lotta alla inoccupazione soprattutto giovanile.

E resterà il principale motivo di impegno da parte nostra, e di tutti i democratici più conseguenti, finché vi sarà chi, chi dice, nn arrossendo di vergogna, che"fatte salve le leggi razziali del 1938, Mussolini ha fatto cose buone".

Parole insopportabili, tantopiù che sono state pronunciate da un ex presidente del consiglio, forzando la verità storica, per strizzare volutamente l'occhio ai voti dei fascisti, senza preoccuparsi troppo delle tossine che in questo modo egli spargeva nel corpo sano della nazione.

Cose buone... eccola qui, al Frassine, una di quelle cose buone!

Infatti, erano tutti "repubblichini" coloro i quali il 16 febbraio 1944 organizzarono e presero parte al rastrellamento in questa zona, indirizzandolo su due distinte direttrici.

Volevano annientare la "3a Brigata Partigiana Garibaldi", formatasi da appena un mese, che presidiava i capisaldi di Campo ai Bizzi e di Poggio Rocchino, proprio come fecero ai danni di diverse formazioni anche in altri rastrellamenti, taluni con la partecipazione dei nazisti, che nello stesso periodo si svolsero a Monte Scalvaia, a Santafiora, a Monte Bottigli, tanto per ricordarne alcuni; così da prefigurare l'esistenza di un piano organico a livello provinciale avente lo scopo, come scrisse la Corte di Assise di Grosseto nella propria sentenza del 18 dicembre 1946, "di indurre il popolo della Provincia (...) ad uniformarsi ai voleri dei dirigenti di quel governo fascista repubblicano che i tedeschi avevano voluto per l'attuazione del loro piano politico-militare".

Dopo la battaglia, che si accese proprio dove adesso ci troviamo, quando i Partigiani entrarono in contatto con gli sgherri di Salò, e purtroppo conclusasi favorevolmente a questi ultimi, anche grazie al loro numero preponderante, cinque nostri compagni: Benedici Silvano, Fidanzi Pio, Gattoli Otello, Mancuso Salvatore e Meoni Remo, furono immediatamente uccisi a colpi di pugnale.

Ad essi ed ai tanti martiri antifascisti che, nonostante il tempo trascorso, continuano ad onorare il nostro Paese, vada anche oggi il nostro deferente ricordo e la gratitudine di tutti gli uomini liberi. Liberi anche per il loro sacrificio.

Vi furono da parte dei Partigiani leggerezze ed errori, dovuti al fatto che diversamente da altre zone d'Italia, come il settentrione, dove la borghesia cittadina fornì alla Resistenza molti quadri dell'esercito, in Maremma la Liberazione mobilitò soprattutto gli strati popolari, in specie minatori, contadini e artigiani privi di una preparazione militare adeguata, in questa zona forse ad eccezione del Comandante Mario Chirici.

Ma neppure per la "Battaglia del Frassine" si può parlare di sconfitta: perchè quel doloroso epilogo contribuì a serrare le fila, pure con la nascita in loco della componente comunista, diventata maggioritaria nel partigianato, così trasformandosi in un elemento dinamico; e perché quanto qui è accaduto nel '44 fa comunque parte, a pieno titolo, della vicenda vittoriosa della Resistenza in Italia e in tutta Europa.

Per i valori che ha interpretato e promosso e per i corpi sociali che ha coinvolto, per il modo come è nata e si è sviluppata, la Resistenza è stata ed è la fucina della nostra democrazia.

E' grazie ai Partigiani (che efficacemente contrastarono il regime morente e l'invasore tedesco, e in molti casi anticiparono gli Alleati nella liberazione di città e di vaste zone del Paese, in moltissimi altri combattendo con essi) se l'Italia non è uscita dalla guerra come una nazione vinta ed ha difeso il proprio onore e se si è riscattata dal discredito in cui l'aveva precipitata il fascismo, mantenendo in questa maniera una sua autonomia, sia pure nei forti condizionamenti dovuti alla successiva divisione del mondo in blocchi contrapposti ed alla cosiddetta "Guerra fredda".

La Resistenza mise in moto processi politici positivamente sconvolgenti.

Da questi vengono la Repubblica e la Costituzione, quest'ultima giustamente definita "la più bella del mondo"; viene la stessa formazione dei grandi partiti di massa, riconducibili alle correnti ideali socialcomunista, repubblicana, anche liberale, e cattolica, che alla Liberazione avevano partecipato da protagoniste: avvenimenti attraverso i quali il popolo entrò nello Stato, chiudendo così la lunga fase risorgimentale dell'Unità nazionale, che era stato un fatto sostanzialmente di élites.

Da qui prese le mosse una lunga stagione di sviluppo e di redistribuzione del potere, quella del "miracolo economico italiano" (che si è definitavamente esaurita con la crisi economico-finanziaria in atto, aprendo scenari a dir poco inquietanti per la stessa tenuta della democrazia, ormai sotto schiaffo da parte di poteri tecnocratici non legittimati dal voto popolare).

Ma, proprio per questo, presero le mosse anche corpose manovre conservatrici e insidiosi disegni reazionari, che non a caso oggi si ritrovano nell'attacco concentrico proprio alle garanzie e ai diritti costituzionali.

Cercano di cambiare la Costituzione, peraltro largamente disattesa e inattuata, arrivando ad affermazioni addirittura risibili, per instaurare in Italia una "democrazia autoritaria", nella quale l'aggettivo è prevalente sul sostantivo.

Lo fa il medesimo ex presidente del Consiglio, quando si lamenta, come nella campagna elettorale in corso, dei vincoli costituzionali che non gli avrebbero consentito di governare.

Ma prima di lui vi sono stati premier che hanno lasciato una traccia profonda nella storia del Paese, dimostrando che ciò che conta sono la volontà politica e le attitudini personali, nel caso evidentemente alquanto scarse!

Di questa operazione fanno parte i ripetuti tentativi di rimuovere la memoria della Resistenza, anche cercando di far passare l'idea che Partigiani e repubblichini fossero in sostanza la stessa cosa.

Definiscono la Liberazione  una "guerra civile" come tante altre ce ne sono state nel mondo; dicono che a tutti i morti è dovuta pietà; che da ambo le parti ci furono colpe e meriti: tutti in qualche modo da perdonare, insomma!

La pacificazione e la condivisione sono alla base della convivenza civile.

Ma alla condizione che sia chiaro, sotto il profilo storico, da che parte era la ragione e da quale il torto.

Domandiamoci cosa sarebbe oggi il mondo se invece della democrazia avessero vinto il fascismo e il nazismo?!

Perciò queste nostre celebrazioni non sono un rituale sempre più stanco, ma la coltivazione della radice di un futuro migliore, senza più violenza né sopraffazione.

L'antifascismo è il fondamento della democrazia repubblicana: dobbiamo gridarlo ai quattro venti!

Lo riconoscano anche gli altri; soltanto dopo si potrà discutere.

Nel mondo attuale, ormai entrato nella post-modernità, siamo tutti incalzati da problemi enormi.

Sono quelli:
-. del disarmo e della pace tra tutti i popoli della Terra;
-. dell'accoglienza e della solidarietà verso coloro che hanno la sola colpa di essere nati in paesi sottosviluppati (anche per colpa dell'Occidente "opulento");
-. della difesa ecologica;
-. della biosfera per scongiurare la catastrofe ambientale incombente;
-. della costruzione di uno sviluppo globale ecologicamente sostenibile più giusto ed equo;
-. della creazione di nuovi posti di lavoro;
-. della giustizia e della legalità;
-. della valorizzazione e della massima diffusione della cultura e delle conoscenze;
-. delle libertà individuali e collettive;
-. della parità tra uomo e donna;
-. dei diritti civili di un nuovo e non più differibile umanesimo.

Riflettiamoci bene: c'è un evidente filo rosso che lega la loro efficace soluzione e l'antifascismo.

Ed è che questa soluzione è praticabile soltanto inserendola nel sistema dei valori resistenziali, e richiede una nuova Liberazione, in continuità con quella del '45, stavolta della nostra democrazia da ogni ambiente opaco, anche extraistituzionale, che fino ad ora ne ha ostacolato lo sviluppo; richiede la piena realizzazione della persona umana e l'aumento della propria capacità critica, dei quali l'affrancamento dal bisogno e il libero accesso alle conoscenze sono l'irrinunciabile condizione.

Noi dell'ANPI, insieme a molti altri, ce la stiamo mettendo e ce la metteremo sempre tutta.

Perché il sacrificio dei tanti Partigiani caduti per la democrazia, come quelli del Frassine, sia veramnte il seme di una civiltà più libera e più evoluta.

Frassine 17 febbraio 2013"

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